Benvenuti nel sito di Risguardi

L’Argentina al Salon du Livre


Posted on marzo 29th, by Risguardi in Editoria, Fiere. No Comments

Al Salon du Livre di Parigi (21-24 marzo 2014), quest’anno invitata d’onore  è stata l’Argentina. Il Paese latinoamericano si è presentato con una nutrita delegazione di ospiti che, come sempre avviene in questi casi, ha suscitato moltissime polemiche in patria, dove gli organizzatori della spedizione sono stati accusati di cedere a eccessive pressioni dall’alto nel comporre la lista dei partecipanti.

Lo squadrone argentino, ciò nonostante, presentava un’ampia panoramica di nomi, dai più noti Martín Kohan, Ricardo Piglia, Claudia Piñeiro, Lucia Puenzo ad autori il cui esordio più recente è stato già ampiamente consolidato come Samanta Schweblin, Sergio Bizzio e Leopoldo Brizuela, autore di Una misma noche (Una stessa notte, trad. C.Tana, Ponte alle Grazie, 2013).

Una menzione particolare meritano Quino, che con la sua Mafalda ha creato un personaggio caro ormai a diverse generazioni di lettori, e Alberto Manguel, grande esperto del punto di vista del lettore e immancabile in ogni Fiera.

Anche l’Italia era in qualche modo parte della delegazione, con la presenza di Rosalba Campra, critica letteraria e narratrice, che per anni, insegnando Letteratura ispanoamericana all’Università Sapienza di Roma, ha promosso nel nostro Paese la conoscenza della letteratura argentina e delle altre letterature di lingua spagnola. Una delle sue opere fondamentali, America Latina: l’identità è la maschera, è stata recentemente riproposta in Italia da Edizioni Arcoiris.

Davvero impressionante il numero di traduzioni apparse in Francia negli ultimissimi anni: per citare soltanto i titoli del 2013 e 2014, si va da Samanta Schweblin (Le sens de l’eau, Gallimard) a Lucia Puenzo (Wakolda, Ed. Stock) a Elsa Osorio (La capitana, Métailié), a Inés Garland (Pierre contre ciseaux, Ed. de L’école des loisirs), a Pablo de Santis (Crimes et jardins, Métailié), a Leandro Ávalos Blacha (Côté cour, Asphalte), a Claudia Piñeiro (Bétibou, Actes Sud). La pubblicazione di nuovi titoli non è solo appannaggio di case editrici tradizionalmente legate alla ricerca in aree linguistiche “latine” o comunque meno frequentate, come Métailié e Actes Sud, ma interessa trasversalmente editori di peso come Gallimard o Stock e piccoli progetti indipendenti come Asphalte o Anacaonda.

Una mostra iconografica, a dire la verità un po’ deludente, è stata dedicata a Julio Cortázar, nel centenario della sua nascita.

Massacrante il programma d’incontri: da temi ineludibili – il rapporto tra scrittura e memoria della dittatura nella narrativa degli autori più giovani, la relazione quasi obbligata con la Spagna come porta d’entrata in Europa – ad altri più d’occasione come La poésie sert-elle à quelque chose? (sic) o Un nouveau tango à Paris (un titolo pruriginoso per raccontare gli incroci culturali tra Parigi e Buenos Aires…).

Dopo l’omaggio a Juan Gelman, scomparso di recente e considerato il maggior poeta argentino contemporaneo, venerdì 21 marzo si è tenuto un incontro dal titolo Letteratura emergente, tema anche questo imperativo in ogni rassegna che si rispetti, animato, oltre che dai già citati Schweblin e Ávalos Blacha, anche dalla emergentissima Selva Almada e dal critico Miguel Vitagliano.

In Argentina, e su questo non ci sono dubbi, la situazione nel campo dell’editoria è di grande effervescenza. Secondo Schweblin, la crisi finanziaria del 2001, rendendo quasi inaccessibili i libri stranieri al pubblico dei lettori, ha di fatto fornito un incredibile impulso alla produzione interna. Sono nate circa 150 case editrici indipendenti – da Adriana Hidalgo a Eterna Cadencia, da Caja Negra e Eloísa Cartonera – che hanno dato voce a nuovi autori inascoltati dalle grandi concentrazioni, e che oggi presentano cataloghi invidiabili per la qualità dell’offerta.

Vitagliano ha messo in discussione, anche questo era inevitabile, la categoria dell’“emergente”. Volendo a tutti i costi raccogliere autori tanto diversi sotto questa stessa etichetta, ha sostenuto, si può forse trovare un minimo comune denominatore nell’adozione di una posizione di rottura rispetto alla tradizione o alle correnti letterarie dominanti. Sotto questa altrettanto vaga definizione rientrerebbe, da una parte, la ricerca di ambientazioni diverse che riscoprono un’Argentina dimenticata e non-urbana, dall’altra, una forte sperimentazione sui generi letterari, dal poliziesco all’horror alla rivisitazione dei miti nazionali. Ciò che appare più convincente è una ripresa dell’elemento fantastico sotto la forma dell’inquietante quotidiano, del sinistro che appare nel paesaggio più familiare, del classico “perturbante” di freudiana memoria.

Un altro filone su cui si è appuntata l’attenzione dei relatori è quello della cosiddetta narrativa di memoria: il tempo della dittatura viene oggi raccontato da chi all’epoca non c’era o era troppo piccolo o dagli stessi figli di desaparecidos (vedi il caso di Félix Bruzzone), che ricostruiscono frammenti di memorie, flash, racconti di racconti, articolandoli nelle maniere più diverse con le fonti documentali ora a disposizione.

È dagli anni 70, ossia da García Márquez e dall’ondata che ne seguì, che ciclicamente in Europa si grida alla comparsa di un nuovo boom della letteratura latinoamericana. Ma poi c’è il noir belga, il giallo svedese e la solita cateratta di autori nordamericani e il boom viene rimandato a data da destinarsi. Al di là di fantomatiche esplosioni, la ricchezza della proposta letteraria argentina, che poggia comunque su un solido canone, costituisce indubbiamente un vasto bacino nel quale scoprire voci già affermate o scommettere su nuovi autori.





Comments are closed.