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“Do you love your publisher?”


Posted on aprile 20th, by Risguardi in Case editrici, Editoria. No Comments

Una recente indagine dal significativo titolo “Do You Love Your Publisher?”, promossa dagli autori Harry Bingham (Regno Unito) e Jane Friedman (USA), ha sondato l’opinione di 812 scrittori, 310 dei quali residenti nel Regno Unito e in Irlanda, su temi quali l’autopubblicazione, il processo editoriale e il rapporto con gli agenti letterari e gli editori.

I risultati complessivi dell’indagine hanno evidenziato una preoccupante carenza di comunicazione tra autori ed editori (il 75% degli intervistati dichiara di non avere mai ricevuto richieste di feedback da parte dell’editore) e una diffusa insoddisfazione per l’aspetto economico (solo il 7% si considera soddisfatto del compenso ricevuto). Ciò nondimeno, il prestigio di negoziare un accordo con un editore tradizionale sembra avere un fascino inossidabile: il 32% del campione è pronto a riconoscerne l’importanza e il 54% lo ritiene uno degli aspetti allettanti della pubblicazione.

Richard Mollet, amministratore delegato della Publishers Association, ha accolto  con favore i dati, ritenendo “particolarmente gratificante, alla luce dell’attuale dibattito sull’autopubblicazione, il giudizio positivo degli autori nei confronti del ruolo degli editori e del plusvalore da essi garantito”  e dicendosi convinto che le criticità emerse dall’inchiesta saranno prese in debita considerazione dagli editori.

Di diverso avviso Nicola Solomon, amministratore delegato della Society of Authors, la quale ha evidenziato come l’atteggiamento apparentemente positivo verso gli editori riveli, a uno sguardo più attento, diversi elementi critici, quali la scarsa attenzione nei rapporti con gli autori e l’inadeguatezza dei compensi. “È arrivato il momento di garantire agli autori una maggiore partecipazione ai profitti generati dalle loro opere, soprattutto per quanto riguarda lo sfruttamento dei diritti digitali” ha dichiarato Solomon.

Circa il 28% degli intervistati giudica insufficiente, confusa o comunque mediocre la qualità degli scambi con l’editore prima, durante e dopo la pubblicazione. Un atteggiamento definito dalla scrittrice Harriet Evans come “cultura dell’aggressione passiva”. Secondo Evans,“Gli editori devono smetterla di vedere i messaggi dell’autore come una bombetta puzzolente da scansare e cominciare a considerarli una parte fondamentale del processo editoriale”.

Sui temi dell’innovazione tecnologica e delle strategie di mercato, l’insoddisfazione è ancora più palpabile. Il 57% dei rispondenti giudica gli editori “pigri e poco innovativi in materia di diritti digitali”, mentre il 47% ritiene che abbiano sempre meno da offrire e che non siano più capaci di promuovere efficacemente i propri prodotti.

Ma cosa sono disposti a fare gli autori per cambiare la situazione?

Il 37% circa dei rispondenti non avrebbe difficoltà a cambiare casa editrice a parità di trattamento economico, il 33% resterebbe con lo stesso editore e il 30% è indeciso. Nei confronti degli agenti letterari l’attaccamento è maggiore: solo il 20% degli intervistati sarebbe disposto a cambiare agenzia e, in generale, c’è una maggiore propensione a fidarsi del proprio agente, anziché dell’editore o dell’editor, quando si tratta di consigli professionali.

È interessante, inoltre, notare come, malgrado gli aspetti negativi del rapporto con gli editori tradizionali, gli autori siano poco propensi a intraprendere strade alternative: solo il 24% degli intervistati sarebbe interessato all’ipotesi di ricorrere all’autopubblicazione per avere un maggiore controllo sul processo editoriale, con un 37% addirittura “inorridito” da tale prospettiva.

Leggi i risultati completi dell’indagine

Fonte: The Bookseller





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