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Studio “Italia Creativa”


Posted on gennaio 21st, by Risguardi in Digitale, Editoria. No Comments

Lo studio Italia Creativa, svolto da Ernst & Young per conto della Siae e in collaborazione con le associazioni di categoria del settore, ha analizzato per la prima volta le dinamiche dell’Industria della cultura e della creatività in Italia, presentandone una visione globale, quantitativa e qualitativa, di situazione e di prospettiva.

Secondo i risultati dello studio, che ha preso in esame 11 settoriRadio, Televisione e Home Entertainment, Videogiochi, Architettura, Arti Performative, Arti Visive, Cinema, Musica, Libri, Pubblicità, Quotidiani E Periodici, Libri, tenendo in considerazione sia i ricavi diretti e indiretti sia le persone coinvolte, a prescindere dall’abitualità e dalla forma contrattuale del lavoro — le industrie culturali e creative hanno generato nel 2014 un valore economico complessivo di 46,8 mld di euro, di cui l’86% diretti, cioè derivanti da attività legate direttamente alla filiera creativa.

Con circa 850.000 posti di lavoro, gli occupati nelle industrie culturali e creative rappresentano il 3,8% degli occupati totali in Italia e contribuiscono per il 2,9% al PIL, dato che colloca il settore davanti al comparto delle telecomunicazioni e subito dopo l’industria automobilistica. Nel complesso, nelle industrie creative lavorano più giovani e più donne rispetto alla media occupazionale del Paese.

Pur riconoscendo le grandi potenzialità di crescita del settore, lo studio ha evidenziato la distanza che ancora separa l’Italia dai Paesi più virtuosi come la Francia, per raggiungere la quale occorrerebbero 15 mld di investimenti aggiuntivi e 300.000 nuovi posti di lavoro.

Venendo alla remunerazione, resta ancora alto il cosiddetto value gap: il divario tra il valore ricavato dagli intermediari tecnici (aggregatori di contenuti, notizie e motori di ricerca) attraverso la distribuzione di contenuti (musica, video, news…) e il valore che viene riconosciuto ai titolari dei relativi diritti.

La normativa europea di riferimento, risalente al 2000, prevede una esenzione di responsabilità che consente agli intermediari tecnici di pubblicare quasi senza vincoli materiale soggetto a diritto d’autore, mettendoli in condizione di guidare il gioco dal punto di vista commerciale, con conseguenti effetti negativi sulla remunerazione della filiera. Il value gap ha un impatto negativo non solo sui prodotti audiovisivi e musicali, ma anche, in forme diverse, su ambiti quali quotidiani, periodici e libri.

Tra i suggerimenti avanzati nello studio per ridurre l’impatto negativo: comprendere il problema non solo in termini economici, ma anche di rischi per la concorrenza, la diversità culturale e, in alcuni casi, la libertà di espressione; sollecitare modifiche della legislazione a livello europeo; sensibilizzare l’opinione pubblica all’importanza del diritto d’autore; contrastare in maniera più incisiva la pirateria, chiarendo la differenza tra uso lecito e illecito dei contenuti.

infografica ricerca Italia Creativa

Per quanto riguarda nello specifico il settore Libri, il valore economico nel 2014 è stato di 3,1 mld di euro, con 140.173 occupati. Il settore si colloca al settimo posto nell’industria della cultura e della creatività, generando circa il 6% dei ricavi complessivi. Gli autori di libri italiani, inclusi gli illustratori di libri per bambini, sono circa 33.700, in calo del 6% rispetto al 2012. Sono 7.500 i traduttori, con un incremento del 3,1% rispetto al 2012 (elaborazione su dati AIE-Associazione Italiana Editori, ANVUR, ISTAT, Biblioteca Gianni Rodari, ICCU-Istituto Centrale per il Catalogo Unico, AIB-Associazione Italiana Biblioteche, Assocarta).

grafico occupati

Seppure in calo di quasi il 10% rispetto al 2012 — flessione su cui ha pesato la crisi economica, ma anche lo spostamento del pubblico verso contenuti prodotti in formato digitale, un mercato in crescita — il fatturato della vendita di libri rappresenta tuttora l’88% dei ricavi diretti.

Il mercato editoriale italiano appare caratterizzato da due strategie: i grandi player puntano sui rendimenti di scala, occupandosi di produzione, distribuzione, punti vendita e commercio elettronico (si muovono in questa direzione le recenti macro aggregazioni quali Mondadori e RCS Libri, Messaggerie Libri e Pde), mentre gli editori indipendenti si specializzano in settori di nicchia, nella valorizzazione del marchio, nella unicità dei progetti editoriali. I consumatori, dal canto loro, diminuiscono, anche se tiene bene il segmento della letteratura per bambini e ragazzi, che rappresenta quasi il 17% delle vendite.

Un altro fattore negativo è la riduzione dei contributi pubblici alle fiere e manifestazioni riguardanti il mondo del libro, che si riducono di circa il 26% rispetto al 2012, raggiungendo i 24 milioni di euro nel 2014.

Ma gli autori intervistati nell’ambito della ricerca hanno espresso posizioni diverse al riguardo: c’è chi ritiene il sostegno pubblico e privato alla letteratura un elemento fondamentale da valorizzare e chi invece preferisce un approccio liberista, ritenendo che la letteratura debba rispondere soltanto alla creatività di un autore e alle reazioni del mercato editoriale.

Approfondimenti

Italia Creativa – focus sul settore Libri

Italia Creativa – indagine in versione integrale

Italia Creativa – i dati in sintesi

Italia Creativa – le testimonianze





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