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Andrés Ressia Colino

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ANDRÉS RESSIA COLINO

Uruguay

Parir
Estuario Editora, Montevideo, 2009, 152 p.

Leggi il primo capitolo dell’opera in traduzione italiana
Scheda biobibliografica dell’autore
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 Un uruguayano tra i migliori giovani narratori in lingua spagnola.
El Observador

Nella scrittura di Colino ho ammirato soprattutto la capacità di catturare la complessità dei momenti più complicati ed esasperanti in ogni loro dettaglio – l’espressività di ogni piccolo gesto.
Granta 113: The Best of Young Spanish-Language Novelists

 

SCHEDA DI LETTURA DELL’OPERA

Notte fonda. Un’automobile sbuca da una curva, accelera, sbanda, si schianta contro il marciapiede, si ribalta e cade giù per una scalinata come un giocattolo rotto. Alejandro, un ragazzo di quattordici anni, osserva la scena, (forse è la prima volta che ha sniffato, ma non è sicuro che si trattasse davvero di coca). Dalla macchina scende una ragazza ferita che attraversa di corsa il viale, scomparendo come un fantasma dalla vista di lui. Lo stesso incidente che apre il romanzo lo chiude, ma questa volta è la ragazza seduta accanto all’autista a descriverne, dall’interno, la dinamica.

Tra questi due fotogrammi, Colino punta la sua macchina da presa sulla famiglia di Alejandro (il fratello maggiore, Gonzalo, la sorella, Camila, la madre sola che lavora in un supermercato), su quella delle amiche di Camila (due appariscenti gemelle che vivono anche loro con una madre sola e una nonna un po’ suonata) e su un appartamento d’affitto dove abitano Francisco Ache e altri studenti universitari provenienti dalla provincia, ancora un po’ smarriti nella capitale, ma con alcune chiare ambizioni riguardo al loro futuro (carriera e politica, intimamente legate). La zona in cui i ragazzi si muovono è un quartiere centrale della vecchia Montevideo, una zona degradata abitata tradizionalmente da una classe media che si è man mano impoverita, gente a cui non manca l’essenziale ma che non vede intorno possibilità di cambiamento. L’epoca è l’inizio del secolo che viviamo, la recessione economica sotto i governi di destra, le ombre ancora lunghe degli anni della dittatura.

Come vivono questi ragazzi? Dormono fino a tardi, chattano, fumano marihuana, bevono, ascoltano musica, fanno sesso. Figli di madri a loro volta sole – i padri e in genere i maschi adulti sembrano i grandi assenti qui come in tanti romanzi latinoamericani – in cerca di una solidarietà di gruppo basata su condivisioni effimere, coltivando il sogno di andarsene altrove. Questo altrove – un mitico Brasile dove la gente vivrebbe eternamente in spiaggia! – è Gonzalo a cercarlo per primo, cacciandosi in una storia di spaccio con altri balordi del quartiere che termina con un maldestro rapimento, di cui è vittima proprio lo studente Ache, e poi con una fuga in una località balneare, una spiaggia di dune ma battuta da un vento invernale, un Brasile mancato, dove sballarsi con le turiste di passaggio.

Il romanzo però si intitola Parir (Partorire) e le quattro sezioni che lo compongono si chiamano Gametos (Gameti), Concepción (Concepimento), Gestación (Gestazione) e Alumbramiento (il “dare alla luce”).

In questo ambiente dominato dalla povertà si concepiscono, infatti, bambini e idee. Hay que abrir cabezas, dice Alejandro verso la fine del romanzo. E, con lui, vogliamo credere che, a Montevideo, ma anche a Roma o da qualsiasi altra parte, si possa dare alla luce un futuro migliore a patto che si cambi passo, si smettano abitudini obsolete e si apra la mente.

 

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